Ogni ruolo organizzativo, come nodo di relazioni in un dato contesto sociale, è chiamato a fornire risposte alle attese di vari interlocutori interni ed esterni al sistema con i quali interagisce. Ciò significa che, con diversi gradienti di intensità, ciascun ruolo è fisiologicamente impegnato a gestire conflitti dovuti ad aspettative non sempre convergenti e coerenti.
Inizia così il contributo a cura di Luigi Castelli e Paolo Magatti per il volume “La Pietra scartata”.
Luigi Castelli ha conseguito nel 1987 la Laurea in Psicologia, indirizzo applicativo presso l’Università degli Studi di Padova e nel 1993 la Specializzazione in Clinica e Teoria della Terapia Sistemica alla Scuola quadriennale di specializzazione del Centro Gregory Bateson dell’Ospedale Niguarda “Cà Granda” di Milano.
Paolo Magatti è laureato in filosofia e in psicologia, è psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico e svolge attività di cura e consulenza per individui, gruppi e istituzioni.
Pensiamo, a titolo esemplificativo, al ruolo di un coordinatore di servizio di una cooperativa sociale: esso dovrà tenere conto delle tempistiche e dei criteri di efficienza imposti dal Consiglio di amministrazione e, al tempo stesso, rispondere alle aspettative degli operatori, ciascuno dei quali avrà necessità specifiche legate a obiettivi professionali e di crescita oltre alla conciliazione dei propri tempi di vita e di lavoro. Adottando uno sguardo attento alle “dinamiche interne” ad ogni titolare di ruolo e recependo la lezione della socioanalisi, possiamo inoltre sottolineare come ogni ruolo organizzativo produca in chi lo detiene, ad un livello non sempre consapevole, una tensione interna determinata dalle componenti prescrittive e discrezionali del ruolo stesso, che riattivano emozioni di base (persecutorie, depressive e confusionali) le quali richiedono un costante lavoro psichico di rielaborazione. Il soggetto detentore di un ruolo è pertanto naturalmente immerso in un campo di forze, interne ed esterne, che lo espongono a continue negoziazioni. Il soggetto detentore di un ruolo è pertanto naturalmente immerso in un campo di forze, interne ed esterne, che lo espongono a continue negoziazioni.
Gli autori proseguono con l’analisi sul ruolo del promotore del dono.
Nella nostra esperienza di consulenti e formatori abbiamo constatato come tale situazione di conflittualità, per quanto riguarda il promotore del dono, si radicalizzi e assuma una forma particolarmente evidente, fino a configurarsi come una condizione che possiamo definire paradossale.
Nei racconti dei promotori del dono incontrati sul campo, abbiamo colto come il loro compito primario, ossia il pro-muovere, il muovere-avanti, il far avanzare – quindi il diffondere e sviluppare la cultura del dono – comporti un vissuto complesso che, dal nostro punto di vista, necessita di essere riconosciuto ed adeguatamente elaborato. Il rischio altrimenti è quello di creare un cortocircuito che può dare luogo ad agiti, malintesi ed equivoci che minano il senso, l’efficacia e la comprensibilità della loro azione.
Per poter continuare a leggere questo contributo e quello degli altri docenti coinvolti, è possibile ricevere la versione digitale del volume La Pietra Scartata con una donazione (suggerita di almeno 20 euro) a favore del campionato di raccolta fondi fra le società sportive Dai Como.